Atrofia Centrale Progressiva della Retina (PRA) nel Golden Retriever


Cpra
L’Atrofia Centrale Progressiva della Retina è una patologia che colpisce le cellule dell’epitelio pigmentato della retina (RPE), quello strato cioè nel quale sono inseriti i fotorecettori (bastoncelli e coni). I cambiamenti che si manifestano in una retina affetta da CPRA sono facilmente identificabili con l’oftalmoscopio, anche se, negli stadi più avanzati, la condizione non appare dissimile da altre patologie che conducono all’atrofia retinica. L’esame all’oftalmoscopio rivela la presenza di macchie di pigmento marrone nell’area tappetale, variabili per forma, numero, grandezza e densità. Entrambi gli occhi sono generalmente affetti allo stesso modo, negli stadi più avanzati il disco ottico si atrofizza e i vasi sanguigni si assottigliano, la cataratta può inoltre costituire una conseguenza della patologia. Nella maggior parte dei border collie in cui viene diagnosticata l’Atrofia Centrale Progressiva della Retina la malattia è riconoscibile intorno ai due anni di età.I primi sintomi generalmente riscontrabili sono difficoltà visuali nei confronti di oggetti stazionari e non di quelli in movimento; la progressione avviene lentamente e la maggior parte dei cani non perde del tutto la vista, conservando la visione periferica. Sono raccomandati controlli annuali fino al sesto-settimo anno di età. Il meccanismo di trasmissione genetica dell’atrofia centrale progressiva della retina non è stato studiato nel border collie e, come già accennato, è molto probabile che non si tratti di una condizione ereditaria. Alcuni lavori sperimentali hanno infatti messo in luce come la carenza di vitamina E conduca ad una condizione patologica del tutto analoga alla CPRA. Il Dott. Gregory M. Acland, nel suo articolo Retinal disorders, osserva come la patologia, che colpisce razze quali i labrador e i Golden Retriever, gli springer spaniel, i setter irlandesi e numerose altre, fosse molto diffusa fino alla prima metà degli anni Settanta ma, a partire dalla seconda metà dello stesso decennio, fortunatamente e inspiegabilmente diventò un fenomeno in netta diminuzione. Poiché il calo nell’incidenza della patologia fu osservato dapprima negli Stati Uniti e in Australia e quindi in Gran Bretagna, ed essendo stato dimostrato come la condizione potesse essere relazionabile a una carenza di vitamina E, è stata ipotizzato un rapporto con fattori alimentari e ambientali. In particolare si pensò alla sostituzione della dieta casalinga con i mangimi bilanciati che, proprio in quell’epoca, iniziavano ad essere distribuiti in commercio, fatto questo che avvenne prima oltreoceano e solo successivamente in Europa. Si tratta tuttavia di un’ipotesi non ancora verificata.

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