Crisi convulsive nel Border Collie


a cura di Alberto Cauduro, Medico Veterinarioe con la collaborazione di Daniele Corlazzoli, Medico Veterinario

I termini convulsioni, attacchi, epilessia sono dei sinonimi che stanno ad indicare un disturbo cerebrale, parossistico ed involontario, caratterizzato da un cambiamento nello stato della coscienza e comportamentale. Esistono numerose classificazioni delle crisi convulsive, tuttavia, per semplicità è opportuno definire con il termine epilessia solo le crisi ricorrenti, ad eziologia ereditaria o idiopatica. Definiremo invece convulsioni le crisi secondarie ad un evento patologico cerebrale, o metabolico o tossico. La convulsione è l’esito di una incontrollata ed improvvisa scarica elettrica di importanti cellule del sistema nervoso: i neuroni. L’iniziale focolaio può coinvolgere solo un numero limitato di queste cellule, oppure diffondersi a neuroni circostanti e sviluppare convulsioni diffuse e generalizzate. Il periodo della convulsione è noto con il termine di ictus o attacco. Le convulsioni possono essere classificate come parziali o generalizzate.Le prime sono convulsioni che non tendono a diffondersi e sono caratterizzate da fenomeni motori localizzati a un arto, a parte del viso o a un lato del corpo, abitualmente senza perdita di conoscenza. Le convulsioni generalizzate sono invece quelle con fenomeni motori generalizzati e perdita di conoscenza. La manifestazione di tali disturbi è estremamente variabile. Durante questo periodo, si possono riscontrare perdita di coscienza, eccessivo o diminuito tono muscolare volontario e della muscolatura viscerale, alterazioni del movimento e del comportamento.Successivamente si può notare un periodo cosiddetto post-ictale dove il soggetto è confuso, attonito, depresso e a volte può sembrare anche cieco.Le crisi possono essere precedute da un periodo variabile in cui il soggetto manifesta alterazioni psichiche, modificazioni comportamentali seguite da alterazioni dell‘attività motoria o viscerale.Le crisi possono essere singole o multiple (crisi a grappolo o cluster). In nessun caso è possibile diagnosticare la causa delle crisi dalla osservazione del fenomeno epilettico. L’itinerario diagnostico comprende accertamenti veterinari che comprendono analisi del sangue, e in alcuni casi tomografia computerizzata, risonanza magnetica, e esame del liquido cefalo rachidiano.Il veterinario consiglierà tutti o parte di questi test in funzione della sua valutazione clinica.Le cause si dividono in extracraniche, intracraniche e epilessia vera. Le più importanti alterazioni extracraniche che causano delle crisi convulsive sono patologie del fegato, malattie renali, metaboliche e intossicazioni.Tutte queste varie patologie possono determinare alterazione del metabolismo delle cellule in genere ed in particolare di un gruppo di esse, i neuroni.La diagnosi di queste forme si basa sulle analisi del sangue. Alcune di queste sono trattabili, purché la diagnosi sia precoce.Per patologie intracraniche si intendono invece stati infiammatori (meningoencefaliti), malattie tumorali, malformazioni, traumi cerebrali e lesioni vascolari. Come nell’uomo la diagnosi di queste patologie si ottiene unicamente con tomografia computerizzata, risonanza magnetica, e esame del liquido cefalo rachidiano.L’epilessia idiopatica, che in alcune razze può essere anche ereditaria, è una diagnosi per esclusione. Questo significa che solo un paziente che presenti unicamente accertamenti negativi, e che abbia presentato la prima crisi tra il primo e il terzo anno di vita, può essere definito un epilettico. Purtroppo l’elettroencefalografia che rappresenta un test importante nei pazienti umani epilettici non è disponibile in medicina veterinaria. Le crisi convulsive, qualsiasi sia la loro causa vanno trattate quando sonopiù di una ogni due mesi, quando tendono ad avvicinarsi come frequenza, e sempre quando sono multiple. Il trattamento prevede l’uso di farmaci specifici, sempre sotto controllo veterinario. Le terapie effettuate, qualunque sia la causa di questi attacchi, hanno lo scopo di ridurre l’intensità e la frequenza di tali manifestazioni, e soprattutto di impedire il fisiologico aumento di frequenza. Il trattamento è a vita. Può essere interrotto solo nei casi in cui le crisi non si presentino per almeno 3-6 mesi.Durante la crisi è importante non toccare l’animale e soprattutto non cercare di aprirgli la bocca, i movimenti involontari del cane possono essere infatti molto pericolosi.Durante le crisi brevi, sotto il minuto, il paziente non corre rischi particolari, con l’esclusione dei pazienti con patologie respiratorie o cardiache.Nei casi con crisi lunghe o multiple il veterinario potrebbe suggerire l’uso di farmaci da somministrare durante o subito dopo la crisi.Dopo ogni crisi sarebbe opportuna una visita di controllo. In caso di crisi multiple, soprattutto se non si assiste a ripresa di conoscenza tra una crisi e la successiva, o se la crisi durasse a lungo, è fondamentale portare al più presto il cane presso un pronto soccorso veterinario.

In questi casi infatti esiste il rischio di sviluppare gravi danni cerebrali o disturbi respiratori, cardiaci o neurologici, gravi che possono mettere il paziente a rischio di vita.