Epilessia nel Golden Retriever

© dott.ssa Annaluce Costabile

L’epilessia idiopatica o primaria è una patologia che riconosce all’origine fattori genetici ed ereditari. Nota sin dalla remota antichità come fenomeno soprannaturale, viene riconosciuta da Ippocrate nel 400 a .C. come possibile disfunzione cerebrale. Oggi, l’ipotesi più accreditata è che l’epilessia primaria sia l’esito di canalopatie delle membrane neuronali che si rendono responsabili di alterati flussi ionici in intere aree cerebrali.

Le razze canine per le quali è accertata l’eziologia genetica sono: Labrador Retriever, Golden Retriever, Pastore Tedesco. Altre fortemente sospettate di possedere origine analoga sono la razza Beagle, il Bassotto, il Bernese ed il Pastore Belga.

È importante non adibire alla riproduzione gli animali con diagnosi di epilessia primaria anche in virtù dell’importanza sociale di alcune razze canine come Pastore Tedesco e Labrador spesso impiegate per la guida dei non vedenti.

L’epilessia primaria si manifesta tra il primo anno di vita ed i 5 anni.
L’intensità delle crisi può variare da soggetto a soggetto e non prevedere necessariamente la perdita di coscienza.

Esse vengono classificate in:

– Crisi parziali semplici;
– Crisi parziali complesse;
– Crisi generalizzate.

Queste ultime sono le più semplici da riconoscere all’occhio del proprietario e sono caratterizzate da alterazione dello stato di coscienza, scialorrea, caduta sul fianco, movimento di pedalage esteso ai quattro arti, incontinenza urinaria e fecale. In genere dopo il primo episodio di crisi i successivi tendono a manifestarsi a distanza di molti mesi (circa sei) ma con il trascorrere del tempo, tale distanza tende progressivamente ad accorciarsi e l’intensità delle crisi può aggravarsi. È importante, dunque, non sottovalutare la comparsa di una prima crisi convulsiva dal momento che questa può costituire il segnale di una vera e propria forma di epilessia. Per la diagnosi e la terapia è buona norma affidarsi ad un referente di neurologia veterinaria che affronterà il corretto iter diagnostico a seconda di quanto emerge dalla storia del paziente e dall’esame neurologico ed applicherà il protocollo terapeutico più adatto al caso ed alla specie animale in esame.

L’ antiepilettico più utilizzato è il fenobarbitale ma esistono casi di epilessia refrattaria ai comuni protocolli per i quali si ricorre all’associazione di altri farmaci nonché a quelli di nuova sintesi nei pazienti più difficili.
È fondamentale avere la consapevolezza che lo scopo della terapia è quello di ridurre l’intensità e la frequenza delle crisi ma la regressione completa del problema è molto rara. Pertanto, il vostro amico a quattro zampe, verrà, nella predominanza dei casi, sottoposto a terapia per tutta la vita e ad attento monitoraggio sul siero dei farmaci prescritti ed al controllo periodico dei valori enzimatici degli organi vitali tramite i quali questi vengono metabolizzati ed eliminati.

Entrare in sintonia con il veterinario che seguirà il vostro cane/gatto sotto il profilo neurologico è la prima tappa per una buona riuscita del trattamento. Affronterete, infatti, insieme un percorso che nella maggioranza dei casi darà risultati soddisfacenti. Basterà spirito di collaborazione(ad es. annotare tutte le crisi su di un calendario) e non sospendere mai il trattamento, nemmeno per pochi giorni, in quanto può essere molto rischioso per il paziente .

Tutto questo non deve spaventare: il tempo dedicato alla terapia giornaliera è ridotto e gli animali epilettici possono condurre un vita felice e dignitosa allietando la vostra come solo i cani  sanno fare!

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