Incidenza delle malattie patologiche nel Border Collie

testo tratto e adattato da “Il libro del Border Collie” – di F. Balducci – Ed. Ediemme – 2007

Il border collie è un cane normotipo, sano, robusto e resistente, difficilmente si ammala ed è solitamente longevo. Tuttavia, proprio come ogni altra razza canina, può essere soggetto a malattie genetiche arginabili mediante opportuni controlli veterinari, cui è doveroso sottoporre i riproduttori.

Per quanto attiene’incidenza delle patologie più diffuse nelle razza, nel 1998 Professor Peter Bedford, veterinario oculista di fama mondiale nonché Presidente del Border Collie Club of Great Britain, interrogato su quali fosserooculopatie che destavano maggior preoccupazione nella nostra razza, individuava sostanzialmente nell’ Anomalia dell’Occhio del Collie (CEA) l’unica patologia oculare ereditaria di incidenza apprezzabile, dichiarando tuttavia che solo il 2% della popolazione dei border collie inglesi sottoposti al controllo risultava essere affetto. Sembrava dunque trattarsi di un dato non allarmante, vista la percentuale decisamente soddisfacente di soggetti sani, soprattutto se paragonato all’incidenza della stessa patologia segnalata nel rough collie e nello shetland, razze in cui ben più della metà degli individui testati risultava essere affetto più o meno gravemente.

In merito all’Atrofia Centrale Progressiva della Retina, (CPRA) il Professor Bedford confermava la più recente delle ipotesi e cioè che questa oculopatia nella nostra razza non sia di chiara derivazione genetica ma, molto più probabilmente, legata a fattori esogeni.

In Italia gli unici dati ufficiali relativi all’incidenza delle oculopatie nel border collie venivano pubblicati a cura della Società di Oftalmologia Veterinaria Italiana (SOVI) sulla rivista tecnica di allevamento Cinologia nel numero 4 dell’anno 1998: la percentuale dei soggetti esenti risultava pari al 90.1% con la CEA evidenziabile come la malattia più rappresentata (6.9% degli affetti). Si trattava tuttavia di un dato di scarso valore statistico, se si pensa che il numero complessivo dei soggetti testati era allora pari ad appena 141 cani.

Dalla fine del 2004,è finalmente disponibile il test sul DNA per la che, sia pur limitatamente alla forma più lieve e cioè, come vederemo a breve, quella che si manifesta con la sola ipoplasia della coroide, permette di individuare i soggetti geneticamente esenti, i portatori, gli affetti (normal, carrier, affected), fornendo così un supporto di grande importanza all’allevamento della razza. Le statistiche redatte dalla Optigen, il laboratorio americano che ha messo a punto il test e lo rende disponibile su scala mondiale, ci rivevano così la presenza nella nostra razza2640 soggetti testati normali, 1059 portatori e 69 affetti, risultati tali su 3768 soggetti controllati (dati aggiornati al 30 settembre 2006). Si tratta di un percorso che ancora deve essere intrapreso su vasta scala ma che va necessariamente seguito poiché consente di produrre cuccioli sani che mai contrarranno ipoplasia coroidea e per di più di isolare linee di sangue geneticamente esenti che mai potranno essere portatrici della malattia.

La displasia dell’anca è una patologia dell’articolazione coxo-femorale che interessa i cani di taglia media e grande. Il border collie non è certamente una delle razze maggiormente colpite. Tuttavia in uno studio eseguito negli Stati Uniti dal gennaio 1974 al dicembre 1998 l’ Orthopaedic Foundation for Animals (OFA), esaminò 3174 border collie, dei quali il 9.5% veniva classificato eccellente;il 12.1% displasico e la rimanente parte si attestava su livelli intermedi.Gran Bretagna le statistiche forniscono dati analoghi, come si evince dall’ interessante articolo Hip Dysplasia in Border Collies scritto dal Dott. Malcolm B.Willis, insigne ortopedico che ha legato il suo nome proprio al metodo anglosassone adottato per la classificazione della patologia. Dalla lettura del testo del Willis si apprende che il punteggio medio della razza nella sua terra d’origine è pari a 13.70, un dato che, stimato sulla base di 3.914 cani controllati, colloca il border collie al quarantunesimo posto nella classifica delle 76 razze testate (la prima è quella con il punteggio più alto e quindi con i valori peggiori). Nonostante quello che comunemente si pensa del border collie, e cioè che sia un cane niente affatto incline a sviluppare la malattia, è interessante osservare come il punteggio medio della razza in Gran Bretagna si attesti in realtà su un numero approssimativamente corrispondente a quel livello che la classificazione FCI definisce come “C” a cui corrisponde in Italia la dicitura di “leggera displasia”.Di fatto, tuttavia, cane di dimensioni contenute, dall’ossatura relativamente leggera, di carattere vivace, generoso e instancabile lavoratore, potrebbe non accusare alcun disturbo anche quando la condizione radiografica non sia delle più esaltanti. In Italia esistono attualmente due Centrali Ufficiali per la lettura della displasia dell’anca, la Centrale di Lettura delle Malattie Scheletriche (CeLeMaSche) e la Fondazione Salute Animale (FSA) che hanno sede rispettivamente a Ferrara e a Cremona. Entrambe dispongono tuttavia di dati di scarsa rilevanza statistica allo stato attuale, essendo ancora troppo esiguo il numero dei border collie testati quando paragonato a quello dei soggetti iscritti presso i registri dell’ENCI.

La patologia denominata Lipofuscinosi Ceroide (CL), mortale e incurabile, è stata identificata in un numero molto ridotto di soggetti, che fanno però capo a linee di sangue ravvisabili nei pedigree di moltissimi cani in tutto il mondo. Oggi è finalmente disponibile il test sul DNA che viene effettuato negli USA e in Australia e la CL non è più uno spettro per la nostra razza.

La TNS o Trapped Neutrophil Sindrome colpisce il midollo e provoca la morte di cuccioli. Per anni non diagnosticata, oggi viene monitorata mediante un test sul DNA ancora parziale che ci ha rivelato un numero preoccupante di portatori sani.

La tendenza a sviluppare crisi convulsive sembrerebbe affliggere la razza in modo abbastanza significativo a giudicare dalle segnalazioni di casi clinici riferibili alla patologia che viene comunemente designata epilessia. Allo stato attuale non esistono purtroppo ancora dati certi relativi alle modalità di trasmissione della malattia, che affligge molteplici razze canine, né statistiche sulla sua incidenza. E’ stato recentemente messo a punto un test sul DNA ma limitatamente alla forma di epilessia chiamata EPM2, caratterizzata da una mutazione nel gene omonimo, con ripetizioni multiple nel codice del DNA che impediscono l’appropriata produzione di proteine. Questa scoperta potrebbe avere altresì grande importanza nello studio dell’epilessia umana.

L’allevatore responsabile ha il compito non sempre facile di programmare gli accoppiamenti non soltanto in base al tipo che ciascuno si prefigge di selezionare, ma anche e soprattutto tenendoin considerazione gli esiti dei controlli medici effettuati sui riproduttori e l’incidenza di eventuali problemi genetici nei loro pedigree. Solo chi testa i propri soggetti e conserva nel proprio computer ovvero nella propria mente i risultati di anni di screening può sperare di arginare il rischio di tare ereditarie.
Queste sono tuttavia sempre in agguato e persino l’allevatore più scrupoloso e sicuro della bontà delle proprie linee deve essere sempre pronto a mettersi in discussione e a modificare all’occorrenza i propri piani di selezione, quando chiudendosi in consanguineità su riproduttori di provata validità, quando aprendo a nuovo sangue qualora se ne verificasse la necessità.